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L’offerta di formazione teologica della Diocesi per il 2017-2018

Da alcuni anni la Diocesi ha iniziato a proporre in modo stabile alcune occasioni di formazione teologica, in diversi punti del territorio, per gli operatori pastorali e più in generale per chi è interessato ad approfondire la propria fede, allo scopo di evitare le iniziative estemporanee, gli inutili doppioni o all’opposto la mancanza totale di proposte.
La prima occasione è la Scuola Teologica Diocesana (STD), che tiene i suoi corsi in Seminario a Reggio: si rivolge ai candidati a Diaconato permanente, Accolitato e Lettorato, ai diversi operatori pastorali – catechisti, educatori, ministri straordinari dell’Eucaristia, animatori di centri d’ascolto –, ma anche a giovani e ad adulti interessati a riflettere sulla propria fede. Si tratta di un percorso serio, che dà una prima sintesi completa dei contenuti della fede, con un’attenzione particolare anche alle questioni pastorali, così da consolidare la vita di fede del cristiano impegnato e insieme qualificarne il servizio ecclesiale. La modalità intende venire incontro a chi, avendo famiglia e lavoro, non è in grado di seguire un percorso accademico: infatti richiede un impegno per tre anni di una sola sera alla settimana (il lunedì), per 24 serate più un fine-settimana all’anno, sostenendo 5 esami l’anno per un totale di 15 esami. Alla fine lo studente riceverà un attestato firmato dal Vescovo, riconosciuto a livello diocesano.
Il percorso può essere frequentato anche in parte: o iscrivendosi solo ai corsi che interessano, o iscrivendosi al percorso biblico o al percorso liturgico, della durata di un anno con 4 esami, pensati rispettivamente per candidati al Lettorato e all’Accolitato o per chiunque sia interessato ad approfondire questi ambiti.
La STD è anche un’opportunità per le nostre comunità, che hanno sempre più bisogno di operatori pastorali laici in grado di prendersi impegni nell’ambito formativo: da qui il suggerimento di fare come comunità un investimento a prezzi molto contenuti, offrendo la quota di iscrizione alla STD ad una persona che si ritiene adatta, assicurandosi così una preziosa risorsa per la propria pastorale.
Organizzati dalla STD ma autonomi rispetto a questo percorso triennale sono i Venerdì della STD, che in occasione dei 500 anni dall’inizio della Riforma protestante quest’anno propone anzitutto una serie di serate dedicate all’approfondimento di quest’importante tema ecumenico.

 

La seconda occasione sono le Scuole di Formazione Teologica (SFT) – dislocate a Guastalla, Sassuolo, Castelnovo Monti, Correggio e Montecchio –, che offrono una formazione permanente di base agli operatori pastorali, ai catechisti e agli educatori delle diverse zone della Diocesi. Non hanno un proprio piano di studi, ma seguono ogni anno il tema scelto dalla Diocesi, sviluppando un percorso di circa 6-8 serate uguali per tutte le SFT, a cui si aggiungono eventuali altre serate su temi scelti dall’équipe che dirige la singola SFT, a seconda delle diverse esigenze.
Il percorso di quest’anno è incentrato su Gesù Cristo e in particolare sul mistero dell’incarnazione. Così gli incontri delle SFT svolgeranno tutti il seguente percorso: partendo dalla questione sempre molto attuale di che cosa si può dire di storicamente fondato su Gesù e sulla sua originalità rispetto al suo tempo, ci si lascerà guidare dal Vangelo di Giovanni e in particolare dalla sua prima parte, contrassegnata da “segni” che Gesù pone per mostrare la sua identità più profonda; seguirà un approfondimento sul mistero dell’incarnazione, cioè su Gesù vero Dio e vero uomo, per concludere con alcune conseguenze del dogma dell’incarnazione sulla vita della Chiesa: il Battesimo come adesione totalizzante a Gesù, il messaggio della liturgia del tempo di Natale, il valore della corporeità umana e la modalità pastorale dell’incarnazione della comunità cristiana nella storia degli uomini. Per informazioni più dettagliate sui singoli percorsi e per le iscrizioni, ci si può rivolgere alle singole SFT, i cui contatti si trovano in questo sito.

 

La terza occasione è quella di iniziare un percorso di tipo strettamente accademico, attraverso due modalità. O attraverso lo Studio Teologico Interdiocesano (STI) che tiene i propri corsi al mattino in Seminario a Reggio: è il luogo di formazione teologica dei seminaristi, ma da sempre aperto anche ai laici, che possono fare tutto il percorso accademico di 5-6 anni, conseguendo il titolo del Baccellierato, o anche partecipare solo ad alcuni corsi come uditori. O attraverso il nuovo Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Emilia (ISSRE), a cui ha aderito anche la Diocesi di Reggio: esso ha la sede centrale a Modena e la sede distaccata a Parma, tiene i propri corsi al pomeriggio-sera e permette di conseguire la Laurea e la Laurea Magistrale in Scienze Religiose. Solo lo STI e il nuovo ISSRE sono in grado di dare titoli abilitanti all’insegnamento della religione.

don Daniele Moretto

Ma perché no?

In occasione della Solennità della S.S. Trinità, un bollettino delle nostre comunità scriveva: “La Trinità è il mistero centrale della nostra fede, mistero che non riesco a comprendere, ma in cui credo perché l’ha rivelato Gesù e lo propone la Chiesa… La nostra risposta al mistero di Dio è amarlo, adorarlo. È davvero una cosa grande: vivere la vita di Dio, partecipare alle relazioni di amore della Trinità, non con l’intelligenza, lo studio, ma col cuore, la volontà di amare, il fuoco, la passione dell’amore”.
Davanti a questo testo ci siamo chiesti cosa Gesù potesse pensare riguardo all’amare Dio senza comprenderlo e ci è venuto subito in mente di quando è stato interrogato dallo scriba ed ha affermato: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Dal canto suo lo scriba, non accontentandosi di credere senza comprendere in nome dell’autorità rivelante di Gesù, ha aggiunto un suo approfondimento della questione: “Hai detto bene maestro…amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza… vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici”. E questo gli è valso, non il rimprovero, ma l’elogio di Gesù: “Vedendo che egli gli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: non sei lontano dal Regno di Dio” (cfr. Mc 12,28-34).
Pare quindi che per Gesù l’atto di fede sia una risposta esistenziale che tocca tutte le dimensioni dell’uomo, perché tutte sono da orientare verso Dio, intelligenza inclusa.
Qualcuno però potrebbe obiettare che Dio è e rimane un mistero, il che è vero nel senso che l’uomo non può afferrare la grandezza di Dio con le sue forze, se Dio non si china su di lui. Ma poiché Dio si è rivelato pienamente in Cristo, la fede non è credere per vero delle cose che non si comprendono, ma è affidarsi a un Volto affidabile, di cui si fa esperienza con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutta la forza: è infatti lo stesso rivelarsi di Dio che illumina la mente dell’uomo e produce conoscenza di Lui.
Del resto, se Dio deve essere amato e adorato ci si deve porre in relazione con Lui e non può esistere relazione senza una conoscenza non superficiale: infatti chi può sentirsi amato se si percepisce come sconosciuto all’altro? O come si può amare davvero se questo non implica anche un approfondimento della conoscenza dell’altro? Sant’Agostino, appassionato cercatore di Dio, così lo pregava: “Ti cercavo e desideravo vedere con l’intelligenza ciò che avevo creduto”. (De Trinitate XV,28,51)
Per questo davanti all’esortazione del bollettino per cui si dovrebbe vivere la vita di Dio col cuore ma non con l’intelligenza e con lo studio, replichiamo ma perché no? Perché privarsi della possibilità di amare Dio con tutto noi stessi e perché privarsi del piacere di riflettere e studiare quelle mille sfaccettature del Suo volto che a Lui è piaciuto rivelare per amore? Infatti “l’amore è intelligente: ama conoscere per amare di più. L’intelligenza è come l’occhio del cuore. Non si può amare ciò che non si vede, come non si può non cercare di vedere chi si ama.” (S. Fausti, Ricorda e racconta il Vangelo. La catechesi narrativa di Marco, Milano, Ancora, 1998, 394).