Tre serate sul dialogo Islamo-Cristiano

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In seminario proseguono gli incontri sul dialogo islamo-cristiano

Martedì 13 novembre 2018, ore 21

“8 dicembre: i Martiri d’Algeria diventano beati. Algeria, Tibhrine, l’amicizia e il martirio. ”

Intervista a padre Thomas Georgeon, postulatore della causa di beatificazione dei mastri cristiani d’Algeria. (Conduce Anna Pozzi, giornalista del PIME.)

“Venerdì 7 dicembre 2018, ore 21

Islam e società civile alla luce della costituzione.”

Relatore professor Paolo  Branca, docente di islamistica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. (Modera Mattia Mariani, giornalista di telereggio.)

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L’offerta di formazione teologica della Diocesi per il 2018-2019

Da alcuni anni la Diocesi propone in modo stabile alcune occasioni di formazione teologica in più punti del territorio, per gli operatori pastorali e più in generale per chi è interessato ad approfondire la propria fede, così da evitare le iniziative estemporanee, gli inutili doppioni o all’opposto l’assenza di proposte.

C’è anzitutto la Scuola Teologica Diocesana (STD), che tiene i propri corsi il lunedì sera in Seminario a Reggio: si rivolge non solo ai candidati al diaconato permanente, all’accolitato e al lettorato, ma anche a operatori pastorali come catechisti, educatori, ministri straordinari della comunione, animatori di centri di ascolto, così come giovani e adulti interessati a riflettere sulla propria fede. Si tratta di un percorso serio, che dà una prima sintesi completa dei contenuti della fede con una certa attenzione anche alle questioni pastorali, in modo da consolidare la vita di fede del cristiano impegnato e insieme qualificarne il servizio ecclesiale.
La modalità intende venire incontro a chi, avendo famiglia e lavoro, non è in grado di seguire un percorso accademico: infatti richiede un impegno per tre anni per una sola serata alla settimana, sostenendo 5 esami all’anno per un totale di 15 esami. Alla fine lo studente riceverà un attestato firmato dal Vescovo, che è riconosciuto a livello diocesano. Il percorso può essere frequentato anche in parte: o iscrivendosi solo ai corsi a cui si è interessati, o iscrivendosi al percorso biblico o al percorso liturgico, della durata di un anno con 4 esami, pensati rispettivamente per i candidati al lettorato e all’accolitato, ma aperti anche a chiunque fosse interessato ad approfondire questi ambiti.
La STD è anzitutto un’opportunità per le nostre comunità, che avranno sempre più bisogno di operatori pastorali laici in grado di prendersi impegni nell’ambito formativo: perché allora non offrire, come parroci o consigli pastorali, la quota di iscrizione alla STD a persone che si ritengono adatte, così da assicurarsi con una modica spesa una preziosa risorsa per la propria pastorale dei prossimi anni?

Organizzati dalla STD, ma autonomi rispetto a questo percorso triennale, sono i Venerdì della STD, che quest’anno propongono una serie di serate aperte a tutti, dedicate a Maria. L’occasione è data dal fatto che, mentre la Diocesi dedicherà un secondo anno alla centralità della persona di Gesù Cristo, nel 2019 si celebrerà anche il IV centenario della traslazione dell’immagine della beata Vergine Maria della Ghiara: è sembrato quindi opportuno approfondire il rapporto tra Cristo, quale unico mediatore tra Dio e gli uomini, e Maria, che la fede riconosce come Vergine e Madre, concepita senza peccato e assunta in cielo.
Su Maria infatti si riscontrano talvolta atteggiamenti opposti ma ugualmente superficiali: da una parte, una sua esaltazione fine a sé stessa, che finisce per porla in concorrenza con Cristo; dall’altra, come per reazione, un’insofferenza verso la figura di Maria, ignorando elementi rilevanti della Scrittura e della Tradizione che la riguardano. L’obiettivo del corso è allora quello di presentare in modo ampio e argomentato il ruolo di Maria, collocandolo nell’ambito più corretto, che è il mistero di Cristo e della sua Chiesa: per questo si è scelto come titolo il motto Quem genuit adoravit (“adorò Colui che generò”), presente nel quadro della Ghiara, che rappresenta Maria in adorazione del Figlio Gesù, come invitando il fedele a fare altrettanto.
Il percorso inizierà con la Scrittura, prima rileggendo passi veterotestamentari che la Chiesa ha inteso come prefigurazioni di Maria, vergine figlia di Sion, e poi delineando la figura di Maria per come appare nei Vangeli; poi proseguirà sviluppando un itinerario storico-dogmatico a partire dalle attestazioni di fede del primo millennio, attraverso gli interventi magisteriali e la devozione popolare del secondo millennio, per approdare al grande dibattito del Concilio Vaticano II su Maria; le ultime serate saranno dedicate all’aspetto più pastorale: alcuni spunti per una corretta spiritualità mariana, un percorso storico riguardante le diverse rappresentazioni di Maria nell’arte e infine una serata, in collaborazione con l’Istituto Diocesano di Musica e Liturgia, in cui si alterneranno brani letterari e composizioni musicali dedicate alla Madonna.

Un’altra occasione per approfondire i contenuti di fede sono le Scuole di Formazione Teologica (SFT), dislocate a Guastalla, Sassuolo, Castelnovo Monti, Correggio e Montecchio, che offrono una formazione permanente di base agli operatori pastorali, ai catechisti e agli educatori delle diverse zone della Diocesi. Non hanno un proprio piano di studi, ma seguono ogni anno il tema scelto dalla Diocesi, sviluppando un percorso di circa 6-8 serate uguali per tutte le SFT, a cui si aggiungono eventuali altre serate su temi scelti dall’équipe che dirige la singola SFT, a seconda delle diverse esigenze.
Il percorso di quest’anno è incentrato su Gesù Cristo e in particolare sul mistero della Pasqua di morte e risurrezione. Così gli incontri delle SFT svolgeranno tutti il seguente percorso: partendo dalla questione sempre molto attuale di cosa si può dire di storiograficamente fondato sugli eventi della Pasqua di Gesù, ci si lascerà guidare dal Vangelo di Giovanni e in particolare dalla sua seconda parte, contrassegnata da “l’ora” in cui Gesù si dona al Padre per la vita del mondo; seguirà un approfondimento sul mistero della croce, sia per quanto riguarda il senso che Gesù ha dato alla propria morte che per quanto riguarda il senso che noi siamo chiamati a dare alla nostra sofferenza, e uno sul mistero della risurrezione, centro della fede pasquale, inizio della nostra vita nuova e anticipo di quella futura. Per informazioni più dettagliate sui singoli percorsi, ci si può rivolgere alle singole SFT, i cui contatti si trovano nel menù in alto in questa pagina.

Ulteriori occasioni di formazione teologica sono date da percorsi di tipo strettamente accademico, che conferiscono un titolo di studio abilitante all’insegnamento della religione: a questo livello, nella nostra zona emiliana, ci sono due istituzioni. La prima è lo Studio Teologico Interdiocesano (STI), che tiene i propri corsi al mattino in Seminario a Reggio: è il luogo della formazione teologica dei seminaristi, ma da sempre aperto anche a laici e laiche, che possono fare l’intero percorso accademico di 5-6 anni, conseguendo così il titolo del Baccellierato, o anche partecipare solo ad alcuni corsi come ospiti o uditori. La seconda è l’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Emilia (ISSRE), che vede tra i suoi promotori anche la Diocesi di Reggio: ha la sede centrale a Modena e quella distaccata a Parma, tiene i propri corsi tra pomeriggio e sera e permette di conseguire la Laurea triennale e la Laurea Magistrale quinquennale in Scienze Religiose.
Da notare che l’ottenimento di tali titoli abilitanti all’insegnamento di religione sono attualmente un buon sbocco professionale per giovani motivati delle nostre comunità, in quanto da diversi anni gli uffici-scuola delle Diocesi dell’Emilia soffrono di carenza di organico e quindi prendono nuovi docenti da altre regioni. Per informazioni più dettagliate su STI e ISSRE ci si può rivolgere alle rispettive Segreterie, i cui contatti si trovano sempre in alto, nel menù in questa pagina.

don Daniele Moretto

Ma perché no?

In occasione della Solennità della S.S. Trinità, un bollettino delle nostre comunità scriveva: “La Trinità è il mistero centrale della nostra fede, mistero che non riesco a comprendere, ma in cui credo perché l’ha rivelato Gesù e lo propone la Chiesa… La nostra risposta al mistero di Dio è amarlo, adorarlo. È davvero una cosa grande: vivere la vita di Dio, partecipare alle relazioni di amore della Trinità, non con l’intelligenza, lo studio, ma col cuore, la volontà di amare, il fuoco, la passione dell’amore”.
Davanti a questo testo ci siamo chiesti cosa Gesù potesse pensare riguardo all’amare Dio senza comprenderlo e ci è venuto subito in mente di quando è stato interrogato dallo scriba ed ha affermato: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Dal canto suo lo scriba, non accontentandosi di credere senza comprendere in nome dell’autorità rivelante di Gesù, ha aggiunto un suo approfondimento della questione: “Hai detto bene maestro…amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza… vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici”. E questo gli è valso, non il rimprovero, ma l’elogio di Gesù: “Vedendo che egli gli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: non sei lontano dal Regno di Dio” (cfr. Mc 12,28-34).
Pare quindi che per Gesù l’atto di fede sia una risposta esistenziale che tocca tutte le dimensioni dell’uomo, perché tutte sono da orientare verso Dio, intelligenza inclusa.
Qualcuno però potrebbe obiettare che Dio è e rimane un mistero, il che è vero nel senso che l’uomo non può afferrare la grandezza di Dio con le sue forze, se Dio non si china su di lui. Ma poiché Dio si è rivelato pienamente in Cristo, la fede non è credere per vero delle cose che non si comprendono, ma è affidarsi a un Volto affidabile, di cui si fa esperienza con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutta la forza: è infatti lo stesso rivelarsi di Dio che illumina la mente dell’uomo e produce conoscenza di Lui.
Del resto, se Dio deve essere amato e adorato ci si deve porre in relazione con Lui e non può esistere relazione senza una conoscenza non superficiale: infatti chi può sentirsi amato se si percepisce come sconosciuto all’altro? O come si può amare davvero se questo non implica anche un approfondimento della conoscenza dell’altro? Sant’Agostino, appassionato cercatore di Dio, così lo pregava: “Ti cercavo e desideravo vedere con l’intelligenza ciò che avevo creduto”. (De Trinitate XV,28,51)
Per questo davanti all’esortazione del bollettino per cui si dovrebbe vivere la vita di Dio col cuore ma non con l’intelligenza e con lo studio, replichiamo ma perché no? Perché privarsi della possibilità di amare Dio con tutto noi stessi e perché privarsi del piacere di riflettere e studiare quelle mille sfaccettature del Suo volto che a Lui è piaciuto rivelare per amore? Infatti “l’amore è intelligente: ama conoscere per amare di più. L’intelligenza è come l’occhio del cuore. Non si può amare ciò che non si vede, come non si può non cercare di vedere chi si ama.” (S. Fausti, Ricorda e racconta il Vangelo. La catechesi narrativa di Marco, Milano, Ancora, 1998, 394).

Diocesi di Reggio Emilia – Guastalla